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7 Agosto 2002

VIVA IL CIOCCOLATO PURO

Dovrà chiamarsi “cioccolato puro” il prodotto con il solo burro di cacao e semplicemente “cioccolato” tutto il resto. Ovvero tutti quei preparati ottenuti con l’aggiunta di altri tipi di grassi vegetali, meno pregiati ed enormemente meno costosi. Questo è l’indirizzo del Senato che ha approvato il 17 luglio 2002 un emendamento dei Verdi nel dibattito sulla Legge comunitaria 2002. Il voto del Senato rappresenta un primo risultato importante.
Per capire perché, bisogna fare un salto indietro. E tornare a marzo 2000 quando, dopo una lunga serie di battaglie, durata circa quattro anni, la guerra europea per il cioccolato si concludeva a Strasburgo, nell’aula dell’Europarlamento, con la vittoria dei “nordisti” Il Parlamento europeo approvava infatti una norma che consentiva l’aggiunta di un 5% di materie grasse vegetali diverse dal burro di cacao (burro di karitè, di illipè, di cocco, di sal, olio o burro di palma, olio o burro di mango) nella fabbricaz
ione del cioccolato. La “posizione comune europea” è adottata soprattutto su pressione dei sette Paesi nordici che già in casa loro consentivano la fabbricazione di cioccolato “tagliato” e dei grandi gruppi agro-alimentari. Contrari i Paesi del sud, dove il cioccolato è fabbricato tradizionalmente solo con il burro di cacao, e le associazioni di consumatori.
Quasi immediata la richiesta di una sorta di “marchio doc” da assegnare alla cioccolata composta da materie prime tradizionali. Giacomo Deon, rappresentante di Confartigianato e Presidente dei Pasticcieri del Veneto, ha commentato: “La nostra battaglia ha ottenuto un primo, significativo risultato”. In Italia, la produzione di dolci e derivati a base di cacao ammonta a 210.600 tonnellate ogni anno. Gli artigiani che realizzano dolci al cioccolato sono oltre 25.000, di cui i “cioccolatieri” sono 600 in tutta Italia, con un giro d’affari annuo di oltre 350 milioni di euro.