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7 Luglio 2008

Pantheon alla Certosa di Bologna

Dal mese di luglio 2008 il Pantheon alla Certosa di Bologna, già spazio laico e multireligioso destinato alle veglie funebri, riaprirà al pubblico dopo l’intervento di riqualificazione ad opera dell’artista Flavio Favelli. Il progetto è stato realizzato grazie alla preziosa collaborazione del dottor Francesco Amante, Presidente dell’Associazione degli Amici della GAM di Bologna, che ha organizzato e promosso il progetto, rinnovando così la tradizione del rapporto tra committenza e artista nell’architettura sacra. Confartigianato Federimprese di Bologna è tra i principali sponsor della riqualificazione.

Nella foto: il momento dell’inaugurazione.

Flavio Favelli si è impegnato a rinnovare il Pantheon, senza trasformare lo spazio attuale ma ridisegnandolo tramite un intervento artistico. Il Pantheon, o Rotonda degli Uomini Illustri, opera ottocentesca dell’architetto Giuseppe Tubertini, diventa un luogo aperto a tutti coloro che vorranno dare ai propri cari l’ultimo saluto, indipendentemente dal loro culto religioso. Una sala per attendere. E per ritrovarsi. Un luogo d’accoglienza per parenti e amici per commemorare i propri cari. Un ambiente vicino al concetto di casa, una zona prossima al privato, all’intimità. Un interno, un luogo mentale praticabile. In questa sala l’arte entra per confrontarsi con il quotidiano, quel mondo reale spesso estraneo ai musei, alle gallerie e agli spazi deputati all’espressione artistica, specie in momenti così delicati di sofferenza e dolore.

Flavio Favelli interviene sul luogo come se fosse una tela, non come un architetto e nemmeno come un progettista, ma come un artista che si confronta con l’ambiente per farne un’opera intima e densa di vissuto. Il progetto prevede una pavimentazione in marmo bianco e nero, quasi a definire un interno domestico, posizionato su pannelli di legno per non danneggiare il pavimento preesistente. Le pareti sono addobbate con tendaggi calati dal soffitto fino a terra, lasciando scoperte le colonne colore avorio. Di fronte all’entrata è sistemata una grande specchiera realizzata con un mosaico di vetri. La sala è illuminata da 25 lampadari di cristallo appesi a una struttura portante. Le panche a gradoni, come un anfiteatro, accoglieranno il pubblico; correranno parallelamente lungo le pareti a rafforzare l’idea di raccoglimento per i congiunti, rivolti verso il palco costituito da un piano in legno dove sarà posizionato il feretro.

Innovazione, memoria e tradizione artigianale caratterizzano l’opera di Flavio Favelli. Il costruire che un tempo era affidato alla creatività manuale dell’individuo oggi ha subito una trasformazione industriale, che ha portato a sostituire molti dei materiali che sostenevano la qualità di un luogo. Flavio Favelli aggiunge alle sue realizzazioni un materiale importante: la memoria. Gli spazi che l’artista crea sono luoghi fisici e solidi ma anche luoghi mentali fatti di citazioni, di zone scomparse della nostra esistenza, dei nostri ricordi. Lo spazio pubblico è tale solo quando è vuoto, perché con il passaggio di ogni individuo si riempie di memorie diverse, di ricordi unici che ogni persona lascia trascorrere dentro le zone della vita che attraversa. La forza dei suoi lavori si trova in questa sua necessità d’imporre ad un luogo pubblico una dimensione intima e unica, artigianale. Le strade che noi percorriamo non sono semplicemente quelle che collegano la geografia dei luoghi ma anche quelle che connettono le diverse memorie della vita costruendo una rete di vie che ci consentono di intraprendere i misteriosi viaggi del nostro spirito, delle nostre emozioni e dei nostri desideri. Davanti ai tanti frammenti che Favelli ci mostra è possibile trovare una serie di direzioni comuni che ci conducono in luoghi lontani, magari scomparsi, ma nei quali si è costruita, a poco a poco, l’intensa esperienza della nostra vita.