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15 Maggio 2011

LA FIGURA DEL PREPOSTO

L’ufficio Ambiente & Sicurezza è già in grado di erogare corsi specifici di formazione in collaborazione con gli organi di controllo deputati in materia ed è a vostra completa disposizione per chiarire ogni vostro dubbio legato alla vostra realtà aziendale.
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Le considerazioni e le analisi sulle dinamiche degli infortuni sul lavoro avvenuti nel corso degli ultimi anni hanno dimostrato che in molti casi uno degli elementi causali determinanti è stata l’omessa o inidonea vigilanza sul comportamento del lavoratore.
E’ infatti ormai un dato certo che non sono sufficienti solo una corretta valutazione dei rischi e la predisposizione di idonee misure di prevenzione e di protezione ma è necessario un controllo continuo e pressante affinché i lavoratori rispettino quelle norme e si adeguino alle misure in esse previste.
Per questo motivo il “Testo Unico Sicurezza” D.Lgs. n. 81 del 09 aprile 2008, e il successivo correttivo D.Lgs. n. 106 del 03 agosto 2009, sono intervenuti significativamente sulla figura del preposto, cercando di renderne più incisiva e attiva la presenza anche tramite una specifica formazione coerente con le nuove competenze collegate a tale figura. Raccogliendo le diverse perplessità e i numerosi dubbi di chi si è trovato ad applicare in azienda il dettato normativo ha fatto emergere diversi profili critici che riguardano principalmente i contenuti del ruolo di questo soggetto, le sue competenze professionali e la natura dell’obbligazione formativa. Come primo passo per comprendere al meglio il ruolo prevenzionale del preposto è necessario quindi averne ben chiara la definizione.
Il Testo Unico Sicurezza all’articolo 2 comma 1 lettera e), definisce il preposto come: "persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa".
Alla luce di tale articolo sembrerebbe piuttosto semplice far ricadere quindi in tale definizione tutti quei lavoratori che in azienda ricoprono ruoli quali il capo reparto, il capo ufficio, il capo squadra, il capo cantiere, il capo officina, ecc… Una operazione non così immediata nelle aziende in cui non è facile individuare lavoratori che, pur non ricoprendo formalmente i suddetti incarichi, quotidianamente sovrintendono gerarchicamente uno o più lavoratori, impartendo gli ordini sull’attività che deve essere svolta e controllando il rispetto della normativa antinfortunistica e delle procedure aziendali.
In molti contesti aziendali infatti è diffusa la figura del cosiddetto preposto di fatto, ossia di un soggetto che, pur non provvisto di formale investitura, esercita un potere gerarchico su uno o più lavoratori impartendo loro ordini, direttive, istruzioni operative. Pertanto, il conferimento della qualifica di preposto in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro deve essere attribuito facendo riferimento alle mansioni effettivamente svolte nell’azienda piuttosto che sulla base di formali qualificazioni giuridiche.
Secondo vari pareri espressi dalla Corte di Cassazione ne consegue che "chiunque in una azienda assuma, in qualsiasi modo, una posizione di preminenza rispetto agli altri lavoratori, così da poter loro impartire ordini, istruzioni o direttive sul lavoro da eseguire, deve essere per ciò stesso, a norma delle disposizioni di legge, considerato tenuto all’osservanza dell’attuazione delle prescritte misure di sicurezza ed al controllo che i lavoratori le rispettino"
Accanto a questa forma tradizionale di controllo il legislatore ha introdotto anche il dovere di vigilanza attiva; ad esempio il preposto è tenuto a intervenire ogni volta che il lavoratore violi una noma di legge o una disposizione aziendale in materia di salute e di sicurezza sul lavoro, a dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa oppure relazionare tempestivamente ai vertici aziendali in merito sia alle deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia a ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta.
In altri termini, non è sufficiente che il datore di lavoro o il dirigente nomini una persona come preposto, ma deve anche accertarsi, in primo luogo, che disponga delle necessarie competenze per poter svolgere efficacemente il proprio ruolo.
Proprio il possesso delle competenze rappresenta una delle condizioni per la validità dell’incarico; infatti, il preposto non solo deve disporre di un bagaglio tecnico-professionale di conoscenze adeguate per sovrintendere un gruppo di lavoratori (tecniche di lavorazione, materiali che devono essere impiegati, procedure operative da seguire ecc…), ma deve anche avere la capacità di verificare che siano rispettate le norme e le disposizioni aziendali in materia di sicurezza e di comprendere l’esistenza di situazioni di pericolo e di attuare le idonee misure d’intervento.
Proprio per permettere a questa figura di svolgere, nel rispetto delle previsioni legislative, le proprie attribuzioni, il legislatore ha imposto che all’interno dell’attività formativa siano fornite le competenze sui principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi, sulla definizione e l’individuazione dei fattori di rischio, sulla valutazione dei rischi e sull’individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e di protezione adottate nell’unità produttiva nella quale svolge la propria attività.
Infatti, la competenza professionale di un preposto deve essere anche quella di saper comprendere la natura e gli effetti dei rischi e di attuare le procedure e le misure di prevenzione e di protezione della propria azienda con riferimento al reparto, all’ufficio, al cantiere dei quali ha la responsabilità.
Il preposto non è quindi tenuto all’adozione delle misure di prevenzione e di protezione, che spettano al datore di lavoro e al dirigente, ma ha solo il dovere di vigilare affinché le misure predisposte siano effettivamente osservate dai lavoratori.
In altre parole, una volta che il datore di lavoro ha deciso di organizzare la sua attività con alcune funzioni aziendali sovraordinate ad altre, automaticamente si è generata la figura del preposto (o del dirigente) come colui che nella normale attività lavorativa esercita una supremazia su altri a lui sottoposti. Su tale figura il legislatore (e non il datore di lavoro) fa ricadere la qualifica di preposto e spetta al datore di lavoro affrontare gli obblighi che ne conseguono.