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3 Dicembre 2009

Il trattamento fiscale degli omaggi

L’avvicinarsi delle festività rappresenta l’occasione da parte di aziende e professionisti per effettuare omaggi nei confronti di clienti, fornitori o dipendenti.
L’acquisto dei beni da destinare ad omaggio
Dal punto di vista delle imposte dirette, occorre evidenziare che la disciplina degli omaggi ha subito importanti modifiche, nella generalità dei casi, efficaci a partire dal periodo d’imposta 2008:

  • Innalzamento del limite da €. 25,82 ad €. 50,00 entro il quale tali spese sono interamente deducibili (senza, peraltro, entrare nella verifica del limite previsto per le spese di rappresentanza);
  • Eliminazione della deduzione di 1/15 da ripartire in 5 quote annuali costanti e, quindi, per tali spese oltre il limite di €50,00, soggezione al generale limite di deducibilità previsto per le spese di rappresentanza dal D.M. 19.11.08.

Limiti di deducibilità (D.M. 19.11.2008)
Fino a 10 milioni di euro di ricavi/proventi della gestione caratteristica: nel limite dell’1,3%. Per la parte eccedente i 10 milioni di euro fino a 50 milioni di euro di ricavi/proventi della gestione caratteristica: nel limite dello 0,5%. Per la parte eccedente i 50 milioni di ricavi o proventi della gestione caratteristica: nel limite dello 0.1%. La parte di spesa eccedente tali limiti percentuali è interamente indeducibile.
Nessuna novità, invece, sotto il profilo Iva, nel quale gli omaggi di beni di valore imponibile inferiore ad €. 25,82 scontano la piena detrazione dell’Iva, mentre quelli di valore superiore a €. 25,82 sono caratterizzati dalla totale indetraibilità.
Lo sdoppiamento del limite previsto, rispettivamente, ai fini redditi (€. 50,00) ed ai fini Iva (€. 25,82), rende necessario prestare particolare attenzione alle diverse situazioni che in concreto si possono verificare, soprattutto per effetto generato dall’Iva indetraibile, che come è noto va ad incrementare il costo dell’omaggio ai fini delle imposte dirette.

ESEMPIO: Iva indetraibile / costo soggetto alle limitazioni del D.M. 19.11.08
Un’impresa omaggia ad un proprio cliente un bene del costo €42,00 + Iva 20% (€8,40): poiché l’imponibile è superiore ad €25,82, l’imposta è indetraibile e, quindi, deve essere sommata al costo. A questo punto il costo complessivo del bene (€50,40) risulta superiore al limite di €50 e, quindi, la sua deducibilità andrà verificata in base ai limiti previsti dal D.M. 19.11.08.
ESEMPIO: Iva indetraibile / costo deducibile
Un’impresa omaggia ai propri clienti n.100 beni (non oggetto di propria produzione o commercializzazione) di valore unitario pari ad €40,00 + Iva 20% (€8,00): poiché l’imponibile è superiore ad €25,82, l’imposta è indetraibile e, quindi, deve essere sommata al costo. Essendo però il costo unitario del bene comprensivo di Iva inferiore ad €50,00 (€40,00 + €8,00 = €48,00) risulta inferiore al limite di €50 e, pertanto, potrà essere considerato un omaggio interamente deducibile.
ESEMPIO: Iva detraibile / costo deducibile 
Un’impresa omaggia ai propri clienti n.100 beni – non oggetto di propria produzione o commercializzazione – di valore unitario pari ad €25,00 + Iva 20% (€5,00): poiché l’imponibile è inferiore ad €25,82, l’imposta è interamente detraibile; essendo poi il costo unitario del bene inferiore ad €50,00 (€25,00) potrà essere considerato un omaggio interamente deducibile.

Generi alimentari
Spesso gli omaggi, in particolare in occasione delle festività natalizie e/o pasquali, consistono in cesti o confezioni di generi alimentari. In questo caso occorre risolvere due questioni. Ai fini della verifica del limite come deve essere individuato il “costo” del bene? Trattandosi di generi alimentari, per l’acquisto dei quali come è noto l’Iva è indetraibile, prevale la natura di “omaggio” o quella di “genere alimentare”? La corretta soluzione fornita dall’Agenzia delle Entrate è la seguente: il computo dei limiti indicati in precedenza deve essere fatto con riferimento all’entità che rappresenta “l’omaggio” (nel nostro caso il “cesto natalizio”); pertanto, rientreranno nella nozione di “omaggio” anche i singoli generi alimentari che compongo il cesto natalizio. Gli omaggi (“cesti natalizi”) consistenti in prodotti alimentari (panettoni, dolci, vini, ecc.) perdono dunque la loro specifica qualificazione e quindi ai fini Iva devono essere trattati allo stesso modo degli omaggi non alimentari (penne, agende, ecc.). Ciò sta a significare che, se tali beni sono destinati ad essere omaggiati e se di valore inferiore a €25,82, è possibile detrarne l’imposta sull’acquisto. Nella generalità dei casi, il bene acquistato, per essere destinato ad “omaggio” (penna, calendario, cesto natalizio, ecc.), non è tra quelli la cui produzione o il cui commercio rientra nell’attività propria dell’impresa. Questo è sempre vero per coloro che prestano attività di servizi mentre non è altrettanto vero per coloro che svolgono attività di produzione o commercio di beni (si pensi, ad esempio, ad un rivenditore di televisori, che decide di omaggiare ai propri clienti proprio un televisore). In quest’ultimo caso, in particolare ai fini Iva, le regole sopra richiamate richiedono differenti procedure applicative che verranno di seguito esaminate.

Reddito di natura professionale
In questo ambito il trattamento degli omaggi risulta più semplice, in quanto ci si trova sempre e comunque nella categoria di beni che non fanno parte dell’attività propria dell’impresa:
 

  • Dal punto di vista delle imposte dirette la deducibilità del costo sostenuto all’atto dell’acquisto, indipendentemente dal valore unitario del bene, è integrale fino al limite dell’1% dei compensi di periodo; oltre tale limite l’importo non risulta più deducibile;
  • Dal punto di vista dell’Iva vale invece quanto in precedenza affermato per le imprese che omaggiano i propri clienti con beni che non costituiscono oggetto della propria attività.

Se destinatari degli omaggi sono i dipendenti dell’impresa o del professionista: dal punto di vista delle imposte dirette, il costo di acquisto di tali beni va classificato nella voce “spese per prestazioni di lavoro dipendente” e non nelle spese per omaggi; pertanto, tali costi saranno interamente deducibili dall’imponibile al fine delle imposte dirette. Ciò a prescindere dal fatto che il bene sia o meno oggetto di produzione e/o commercio da parte dell’impresa.
Ai fini Iva, invece, occorre svolgere alcune considerazioni. L’acquisto di beni ceduti gratuitamente ai dipendenti la cui produzione o il cui commercio rientra nell’attività propria dell’impresa segue il medesimo trattamento già commentato relativamente agli omaggi effettuati nei confronti di soggetti terzi (clienti, ecc.). Quindi, l’acquisto dei beni dà sempre origine alla detraibilità dell’imposta in quanto l’impresa non conosce a tale momento la destinazione futura del bene. Per la successiva cessione del bene, pertanto, andrà osservata una procedura analoga per certi versi a quella in precedenza descritta per le cessioni gratuite a favore di terzi: fattura con esercizio o meno della rivalsa, oppure, in alternativa, emissione di autofattura. Nel caso di cessione gratuita a dipendenti di beni che non rientrano nell’attività propria dell’impresa, occorre segnalare come vi siano interpretazioni discordanti circa la detraibilità dell’imposta pagata sull’acquisto di tali beni; la tesi ministeriale è, comunque, quella della indetraibilità dell’imposta pagata in sede di acquisto. Conseguentemente, la cessione di tali beni è irrilevante ai fini Iva per cui non occorre emettere fattura (anche se, per le ragioni già richiamate in precedenza, è consigliabile emettere un documento di trasporto con la dicitura “cessione gratuita” ovvero “omaggio”).

Conseguenze Iva e adempimenti relativi ai beni destinati ad omaggio
Beni che non formano oggetto di produzione o commercio da parte dell’impresa
In entrambe le ipotesi di acquisto sopra evidenziate (e quindi a prescindere dalla detraibilità o meno dell’Iva assolta all’acquisto), la cessione gratuita di beni la cui produzione o il cui commercio non rientrano nell’attività propria dell’impresa è sempre irrilevante ai fini dell’Iva. Trattandosi di operazione fuori campo Iva, non esiste alcun obbligo per il cedente di emettere fattura per la cessione gratuita. L’unica accortezza da adottare, valida principalmente al fine di scongiurare la presunzione di cessione onerosa da parte del Fisco, è quella di utilizzare un registro degli omaggi o in alternativa emettere un documento di consegna o trasporto (DDT), senza alcuna indicazione del valore dei beni, in cui indicare le generalità del destinatario e la causale del trasporto (“cessione gratuita” oppure “omaggio”).
Beni che formano oggetto di produzione o commercio da parte dell’impresa
A volte, ad essere destinati ad omaggio sono proprio i beni che costituiscono il “prodotto” dell’azienda erogante piuttosto che i beni che l’azienda commercializza. Qui, la precisa individuazione della documentazione relativa al bene omaggiato non è agevole e, quasi sempre, la successiva destinazione ad omaggio del bene richiede una rettifica delle scelte (in termini di classificazione contabile) originariamente operate. Il bene acquistato (o i costi relativi alla sua realizzazione), infatti, quasi sempre vengono fiscalmente gestiti come costi inerenti all’attività aziendale e, quindi, interamente deducibili ai fini redditi e interamente detraibili ai fini Iva. La conseguenza di tale (e lecito) comportamento si riflette nella successiva gestione “fiscale” dell’omaggio: dal momento che all’acquisto o produzione non si è in grado di stabilire la loro esatta destinazione, la successiva cessione gratuita deve essere assoggettata ad Iva sulla base del valore normale del bene. Spetterà all’azienda erogante decidere (ragioni di “eleganza” lo sconsigliano) se esercitare o meno la rivalsa nei confronti del soggetto omaggiato.

Per informazioni:
Marco Scorzoni 
m.scorzoni@confartigianatobologna.it

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