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15 Maggio 2009

Collaborazione occasionale fittizia

L’esame della problematica oggetto del presente articolo necessita di diverse valutazioni in quanto coinvolge diversi aspetti che vedono in contrapposizione al datore di lavoro, oltre al lavoratore, anche gli Istituti previdenziali e assicurativi, nonché gli enti preposti al controllo e supervisione della regolare applicazione delle norme giuslavoristiche.

Partiamo dall’esame tra il lavoratore e l’impresa. L’art. 69 del Dlgs. 276/03 recita testualmente: «I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l’ individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto». Stante alla disciplina legislativa ed alla costante e consolidata Giurisprudenza (cfr in tal senso Cass. Sez Lavoro 9812/08), dunque, in caso di accertamento di una collaborazione fittizia, tale da celare un rapporto di lavoro subordinato, il rapporto deve essere considerato rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto, con la conseguenza che al “collaboratore” oltre all’instaurazione del rapporto a tempo indeterminato, andranno corrisposte le differenze retributive e contributive maturate sin dall’inizio del rapporto, ricalcolate con gli interessi e la rivalutazione monetaria. 

Il rapporto di lavoro coinvolge anche l’INPS e l’INAIL. L’NPS con circolare 74/2003 – in seguito ad un primo orientamento in cui riteneva che il disconoscimento della collaborazione conducesse all’applicazione della sanzione per evasione contributiva – si è espressa nel senso che la medesima violazione debba essere considerata e sanzionata come “omissione contributiva”. Se ricorre tale fattispecie di illecito si applica la sanzione, determinata in ragione d’anno, in misura pari al tasso ufficiale di riferimento (TUR) – che dal 08/04/2009 è pari al 1,25% – maggiorato del 5,5%, fino al tetto massimo del 40% dell’importo dei contributi non versati. Dopo il raggiungimento del suddetto tetto massimo senza che si sia provveduto al pagamento sulla sorte contributiva maturano anche gli interessi di mora. Non meno rilevante è la considerazione secondo cui l’ omissione di contributi per un importo non inferiore al maggior importo tra € 2.582,28 mensili e il 50% dei contributi complessivamente dovuti nel mese è punita con la reclusione fino a 2 anni. (La regolarizzazione del debito anche mediante dilazione estingue il reato).

Nella medesima direzione si è mossa l’INAIL. La novità per tale istituto è arrivata con la nota protocollo AD/7/2004 del 14 gennaio 2004, con cui l’Inail si è allineato alle direttive del ministero del lavoro che ha ratificato l’indirizzo già seguito dall’Inps con circolare n. 74/03. Ma oltre alle sanzioni applicate dall’INAIL e l’INPS, potrebbero esserci altre. Ed infatti, la stessa condotta potrebbe essere sanzionata ulteriormente in quanto implica omissioni o irregolarità nelle registrazioni all’interno del Libro unico del lavoro, le quali, a seconda della gravità dell’illecito che sarà individuata dagli agenti ispettivi, conducono all’applicazione di una sanzione da €150 a € 1.500 che – se la stessa violazione si riferisce a più di 10 lavoratori – va da € 500 a € 3000.

Per ulteriori informazioni:
Carmen Bucciero
c.bucciero@confartigianatobologna.it

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