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2 aprile 2004

IL NUOVO MODELLO CONTRATTUALE

Il 3 marzo scorso è stato siglato a Roma un importante accordo interconfederale che propone importanti innovazioni su tutta la materia contrattuale.
L’accordo è stato siglato a conclusione di un periodo difficile per le relazioni sindacali, conseguenti alla disdetta del vecchio accordo sul sistema contrattuale che risaliva al 1993.
La Confartigianato, protagonista della disdetta avvenuta nel 2001, ha voluto questo nuovo accordo considerandolo un passo importante di un percorso innovativo indispensabile.
Pur non cogliendo infatti, il testo finale, in toto la sostanza innovativa contenuta nelle elaborazioni di Confartigianato, esso rappresenta la mediazione possibile, in questo momento ed offre la strada ad un confronto a livello territoriale finalmente liberato dai lacci di una contrattazione nazionale legati a schemi risalenti al primo dopoguerra ed anche prima.
Rispetto a quegli schemi, l’accordo è fortemente innovativo in quanto avvia il riequilibrio della materia contrattuale attribuendo responsabilità e poteri al livello territoriale a discapito di quello nazionale e al livello confederale rispetto a quello categoriale.
Questi due riferimenti, che potrebbero sembrare poco significativi, visti dall’ottica delle imprese, sono invece i passaggi decisivi per innovare la materia contrattuale.
Per come si è evoluta in questi anni l’economia del nostro paese, mantenere la materia contrattuale a livello di tavoli nazionali di categoria, equivale a pensare che in epoca di globalizzazione siano vincenti le organizzazioni corporative.
Non v’è dubbio che la crescita economica sia avvenuta in modo disuguale in questi anni, determinando sul territorio condizioni assolutamente non omogenee a cui devono essere date risposte mirate ed appropriate.
Per esemplificare, possiamo dire che il mercato del lavoro non è segmentato sul territorio con riferimento alle vecchie categorie, ma si differenzia per aree o distretti con ricadute diverse anche all’interno di una stessa regione o addirittura provincia.
Continuare a pretendere di determinare attraverso i contratti nazionali di categoria il costo del lavoro, è un’operazione che non può non essere definita ipocrita e dannosa.
Riteniamo invece che il costo del lavoro sia un elemento importantissimo che debba essere gestito in base alle disponibilità economiche realmente prodotte e agli equilibri esistenti nelle singole realtà territoriali.
La prospettiva deve essere quella di costruire realtà locali (Regionali) competitive, in grado di distribuire, in modo equo, la ricchezza prodotta. L’accordo può far compiere un passo importante in questa direzione.
Dipenderà ora dalle Parti Sociali, chiamate all’attenzione sul territorio, sfruttare al meglio le opportunità che i contenuti dell’accordo offrono. Arduo, ma sicuramente stimolante, il compito che spetta a Confartigianato, sempre in prima fila in questi anni, nel rivendicare la necessità di realizzare un sistema di federalismo contrattuale compiuto, attraverso il quale realizzare a livello regionale contratti e strumenti adeguati; primo fra tutti la previdenza integrativa.