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5 maggio 2007

Finanziamenti UE verso i nuovi paesi

L’Unione Europea, attraverso i Fondi Strutturali agevola e agevolerà i Paesi che sono entrati a far parte dell’Unione dal primo maggio 2004 (Polonia, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta e Cipro) e dal primo gennaio 2007 (Bulgaria e Romania), attraverso di fondi (Fondi Strutturali) che permettono interessanti forme di contribuzione.
 
Attualmente ci troviamo in un momento di transazione, nel quale si sta terminando la prima fase (2004-2006) di aiuti per questi paesi e si sta iniziando la nuova (2007-2013), della quale non sono stati ancora resi pubblici i bandi (se non in rari casi es. Ungheria).
 
L’Unione Europea richiede alcuni capisaldi per poter erogare i contributi:
 
1. Necessità della creazione di un’unità produttiva o corporate (centri di logistica, finanziari e informatici), di diritto locale.
2. I contributi sono erogati ad aziende di diritto locale, che possono essere partecipate anche al 100% da aziende italiane o da imprenditori italiani.
3. Sono favoriti gli investimenti che privilegiano:
     a) Nuova occupazione.
     b) Valore intrinseco del progetto.
     c) Tecnologie Innovative.
     d) Impatto ambientale.
     e) Fornitori locali.
4. L’ubicazione dell’investimento è ulteriormente favorita se effettuata in aree depresse o parchi tecnologici.
 
Le politiche di incentivazione dovrebbero essere le seguenti:
 
1. Contributi a fondo perduto sull’investimento produttivo (es. capannoni, macchinari, HW e SW), fino al 50% del valore.
2. Credito d’imposta sulle imposte dirette e indirette.
3. Ulteriori contributi monetari per ogni dipendente assunto e mantenuto (es. in Polonia 4.000€ ogni nuovo posto di lavoro creato).
E’ necessario comunque fare alcune riflessioni:
 
1. La domanda di contributo non è semplice (standard UE) e deve essere correlata da un business plan.
2. La domanda deve essere preparata in lingua locale e in inglese.
3. Aprire una branch produttiva in un paese ex Patto di Varsavia implica un forte investimento e una grande determinazione.
4. E’ necessario utilizzare strutture locali di supporto (commercialista, avvocato etc.)
5. L’Unione Europea applica controlli severissimi e impone una serietà assoluta a coloro che ottengono qualsiasi forma di contributo.
 
Tuttavia, l’apertura di una branch in uno di questi paesi ha comunque vantaggi notevoli:
innanzitutto i mercati dell’Est sono senza dubbio quelli del futuro e non presentano le difficoltà culturali ed economiche di quelli del Far-East (Cina in primis);
la manodopera è abbastanza specializzata e non ha un alto costo;
le infrastrutture sono a livello della media europea (escludendo naturalmente aree depresse).
 
Per imprenditori effettivamente motivati i nuovi Paesi entrati nell’Unione Europea possono offrire delle opportunità di mercato e di sviluppo molto importanti con un rischio più contenuto rispetto a mercati sicuramente più “alla moda” ma senza dubbio di notevole difficoltà di approccio.
Per questo motivo, l’Associazione continua a valutare i professionisti e le società di consulenza che possono aiutare gli associati a prendere delle decisioni importanti per quanto riguarda la internazionalizzazione.
 
Articolo realizzato in collaborazione con Alberto Calugi – Scouting Spa Finanza per l’Impresa.

Per informazioni:

Ilaria Bellini
i.bellini@confartigianatobologna.it

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