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15 aprile 2009

Crisi del credito

Le imprese italiane pagano un prezzo sempre più alto per la crisi del credito: sale, infatti, a 13,8 miliardi l’anno l’onere finanziario per le aziende derivante dal mancato adeguamento dei tassi di mercato applicati dalle banche a quelli di riferimento BCE. A dicembre 2008 questa cifra si attestava a 12,5 miliardi. L’allarme viene da un’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato che ha calcolato l’impatto della crisi del credito sul sistema imprenditoriale.

A luglio 2007, prima dell’inizio della crisi dei mutui subprime, il tasso di riferimento fissato dalla Banca Centrale Europea era pari al 4,0% e nel contempo i tassi sui prestiti alle imprese si attestavano al 5,60%. In piena crisi, a febbraio 2009, una decisa politica monetaria espansiva porta il tasso di riferimento BCE al 2,0%. Ma i tassi sui prestiti alle imprese applicati dalle banche non si allineano al ribasso, mantenendosi al 4,83%. Praticamente, ad una riduzione del 2,25% dei tassi Bce corrisponde una diminuzione dello 0,77% del tassi pagati dalle imprese alle banche. Risultato: il mancato adeguamento dei tassi di mercato a quelli di riferimento BCE costa alle imprese 13.837 milioni di euro l’anno in termini di maggiori oneri finanziari.

I tassi sui prestiti pagati dalle imprese italiane sono più alti rispetto a quelli degli altri principali Paesi europei: il gap è di 70 punti base (cioè pari allo 0,7%) rispetto alla Spagna, di 82 punti base rispetto alla Germania, e addirittura di 134 punti base rispetto alla Francia. Per ciascuna impresa italiana il maggior onere si attesta in media a 2.267 euro, con valori decisamente più elevati per le aziende del Nord Ovest (3.289 euro) e del Nord Est (2.997).Confartigianato ha analizzato l’impatto della crisi del credito sulle imprese italiane a livello territoriale, considerando i tassi di interesse regionali e l’importo degli impieghi alle imprese. In 4 regioni il maggior costo totale sopportato dalle imprese supera il miliardo di euro. Si tratta della Lombardia con 4.064 Mln di euro, del Lazio (1.597 Mln), dell’Emilia Romagna (1.515 Mln) e del Veneto (1.491 Mln). Le tre regioni con un minor onere complessivo sono la Calabria con 101 Mln di euro, la Basilicata (49 Mln) e il Molise (28 Mln). In termini di costo per impresa, i maggiori oneri sono sopportati dalle imprese della Lombardia con 4.243 euro, seguite da quelle del Trentino Alto Adige (3.576 euro), Emilia Romagna (3.174 euro) e Veneto (2.926 euro). Il costo per impresa più ridotto si riscontra nelle regioni del Mezzogiorno: in Sicilia con 793 euro, in Molise con 791 euro, in Basilicata con 780 euro e in Calabria con 556 euro. Nel Sud la minore domanda di credito è associata ad un maggiore livello dei tassi di interesse pagati dalle imprese (a settembre 2009 questo divario è pari a 54 punti base, pari allo 0,54%).

A livello provinciale, si osserva che in 10 province il maggior costo totale per la crisi del credito sopportato dalle imprese supera i 200 milioni di euro. Si tratta di Milano con 2.311 milioni di euro, Roma (1.460 Mln), Brescia (545 Mln), Torino (427 Mln), Bergamo (384 Mln), Bologna (355 Mln), Treviso (317 Mln), Vicenza (309 Mln), Verona (294 Mln), Napoli (286 Mln), Firenze (279 Mln), Padova (273 Mln), Modena (259 Mln), Bolzano (214 Mln) e Venezia (208 Mln). Confartigianato fa rilevare che, oltre al mancato aggancio del ribasso dei tassi BCE, i tassi pagati dalle imprese non hanno assecondato nemmeno il raffreddamento del mercato interbancario: tra ottobre 2008 e febbraio 2009 il divario (spread) tra i tassi sui prestiti pagati dalle imprese e l’Euribor a tre mesi (il tasso di riferimento dei prestiti sul mercato interbancario) è più che raddoppiato, passando da 1,33 punti a 2,89 punti. Oltre all’aumento del costo del denaro, sono peggiorate le condizioni di accesso al credito: A febbraio 2009 torna a salire la quota di imprese manifatturiere (40,2%) che registrano maggiori difficoltà, più accentuate per esportatori e produttori di beni intermedi. Inoltre, sempre a febbraio 2009, l’8,0% delle imprese manifatturiere ha richiesto e non ottenuto negli ultimi mesi un finanziamento. Per il mancato ottenimento del finanziamento cresce notevolmente il rifiuto da parte della banca, pari al 6,6%. Il fenomeno è più marcato (6,9%) per le piccole imprese. Rimane costante, pari all’1,4%, la quota di imprese che rifiutano le nuove condizioni maggiormente onerose.

Confartigianato fa rilevare che, mentre i tassi di interesse nominali non hanno tenuto contro del calo dei tassi della Banca Centrale Europea, i listini prezzi delle imprese mostrano un significativo ribasso: ad inizio anno in 3 settori su 13 del comparto manifatturiero i prezzi alla produzione sono cresciuti meno dell’inflazione e 8 settori presentano addirittura segnali deflazionistici, con prezzi più bassi rispetto all’anno precedente.

Per informazioni:

Ufficio Credito Confartigianato
Luciano Moda, Lucia Gandini
051/4172311-051/6388670
l.moda@confartigianatobologna.it
l.gandini@confartigianatobologna.it

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