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18 agosto 2015

CREMONESI: LA SFIDA E’ METROPOLITANA

 Il Segretario di Confartigianato Imprese di Bologna e di Imola: “manca una visione complessiva, il nuovo ente deve semplificare e rilanciare le infrastrutture”
Di seguito l’articolo pubblicato nello speciale Confartigianato de Il Resto del Carlino del 12 Agosto.
Confartigianato di Bologna e Imola è pronta per misurarsi con la Città Metropolitana?
In un recente incontro a Lizzano in Belvedere, parafrasando Don Abbondio mi sono chiesto “Città Metropolitana : chi è costei?”
Non c’è ancora una grande chiarezza?
Se se ne para da oltre vent’anni, e ora che dovrebbe essere operativa non ci sono idee chiare, significa che talvolta troppe parole anziché svelare un pensiero lo nascondono o lo sostituiscono
Secondo lei cosa dovrebbe essere la Città Metropolitana?
Innanzitutto non dovrebbe essere la vecchia Provincia o la sovrapposizione scomposta di qualche funzione, col risultato che alcune di queste non ci sono più e altre non ci sono ancora.
Deluso dall’avvio?
Mi sembra che manchi la passione di una visione complessiva. Mi sembra più subita che voluta. Credo che  i cittadini abbiano il diritto di capire se siamo di fronte ad un problema o ad una opportunità.
E secondo lei?
Credo sia una occasione straordinaria ma deve essere chiaro che è un soggetto nuovo, volano di sviluppo per tutta la Regione e non solo. Deve essere chiaro che essa non è una delle tante aree vaste in una politica regionale che ritorna con altre forme a quel policentrismo da cui tutti, nella recente campagna elettorale, hanno preso le distanze. E debbono essere chiari i vantaggi per i cittadini e le imprese
Che sarebbero…?
Semplificazione, semplificazione , semplificazione. La Città Metropolitana deve sfoltire leggi, leggine, regolamenti e perché no, alleggerire la pressione fiscale locale. Senza sottacere il tema della sicurezza e della legalità pericolosamente sottovalutato oggi e che rischia di alimentare una paura irrazionale.
Sogni?
No progetti possibili a patto che siano operate scelte chiare e nette. Oltre alle speranze, sono le ruvide concretezze dei bilanci dei singoli comuni che necessitano della Città Metropolitana. Di un soggetto nuovo che ragioni in una dimensione vasta, sviluppando sinergie, valorizzando eccellenze, razionalizzando i costi.
Chi dovrebbe progettare un tale percorso?
R. Di sicuro i soggetti istituzionalmente preposti, ma nessuno si può chiamare fuori: la Città Metropolitana ci sfida tutti.
Ma Merola è adeguato per questo compito?
Merola ha fatto cose buone e altre meno, ma il tema non è cosa si è fatto ma cosa si vuole fare oggi e soprattutto domani. Questo sarebbe il dibattito da fare atro che primarie si, primarie no.
Lei è contrario alle primarie del PD?
Premesso che non mi permetto di entrare nelle dinamiche di un dibattito di un partito, confesso che come osservatore, mi è parso a volte surreale.
Perché?
Ho chiaro che le primarie sono uno strumento (non sempre perfetto) e non un fine. Eppure mi è sembrato strano che in esse non si sia colta la straordinarietà di una situazione nuova come la Città Metropolitana, per costruire un dibattito autentico sulla sua progettazione.
Ma le primarie sarebbero state percepite come una delegittimazione del Sindaco in corso.
Ma se la Città Metropolitana è un’occasione straordinaria di discontinuità, attesa da vent’anni, una legittimazione forte del candidato sindaco, chiunque fosse, non ne avrebbe rafforzato la legittimità politica?Giuseppe_Cremonesi_Segretario
Ma allora perché non le fanno secondo lei?
Forse per una discutibile preoccupazione di lesa maestà o una legittima preoccupazione di dividersi. Fossi in Merola, le chiederei io e insisterei per farle su tutta l’area metropolitana, cercando di coinvolgere più cittadini possibile. In un tempo di disaffezione politica questo percorso avrebbe potuto essere uno strumento di partecipazione forte.
 
Ma la Città Metropolitana non prevede l’elezione diretta del Sindaco.
Proprio per questo sarebbero state un valore aggiunto. Del resto un partito se è percepito come semplice notaio abdica al proprio ruolo fondamentale di scommettere sul futuro. Il problema non era sfiduciare qualcuno ma rafforzare dal basso una partecipazione che avrebbe reso più autorevole un progetto oltre i perimetri dei vecchi confini, nel confronto  fondamentale con la Regione, soprattutto in tempi di ristrettezze di bilanci e di possibile ripresa economica.
La crisi è davvero alle spalle secondo il vostro osservatorio?
No, la crisi picchia ancora duro, anche se qualcosa si muove; dipende molto dai settori. L’edilizia è ancora nel buio fitto. Del resto non aiutano certi bandi pubblici (vedi Acer) che nei fatti rischiano di tagliare fuori centinaia di piccole imprese.
Ma voi avete appena siglato un patto col Comune per evitare il ricorso al famigerato “massimo ribasso”.
Esatto. E questo è il paradosso più grande. Firmiamo un accordo e pochi giorni dopo l’Acer, partecipata dallo stesso Comune, promuove un bando che emargina il radicamento territoriale, punto centrale di quell’accordo.
Si potrebbe dire “è la concorrenza bellezza”…
La concorrenza è bene che ci sia, ma se un bando sulla manutenzione del patrimonio edilizio, che prevede il pronto intervento (da un tubo rotto ad un ascensore bloccato) in mezz’ora di tempo da Lizzano a Molinella, non valorizza adeguatamente il radicamento territoriale, quando  mai sarà tenuto in debito conto?
Confartigianato vuole bloccarlo?
I nostri artigiani sono più abituati a lavorare sodo e bene che a rivolgersi agli avvocati, ma in questo caso abbiamo sollevato alcune questioni importanti.
Noi non siamo contro le multinazionali, anzi, ben vengano ad arricchire il territorio, ma nel caso specifico il rischio che vediamo è che quel bando così come è congeniato sia vinto da qualcuna di esse in una logica di massimo ribasso, col risultato che quei lavori non siano terminati o siano subappaltati agli stessi artigiani di prima facendo saltare o la qualità degli interventi e dei materiali, o l‘azienda aggiungendola alle 1663 imprese scomparse nel settore dell’edilizia nella sola nostra Regione.
A breve si celebrerà il congresso di Confartigianato regionale: semplice routine associativa?
Noi speriamo proprio di no. Confidiamo che sia un momento di progettazione importante. E di forte rinnovamento: non si può solo pretenderlo dagli atri. Per essere credibili occorre praticarlo al proprio interno prima di tutto e avere la voglia e la passione di mettersi in gioco oltre ogni rendita di posizione su un passato più o meno glorioso.