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27 agosto 2015

IMPRENDITORIA FEMMINILE: IN EMILIA ROMAGNA POCO TEMPO PER SE

E’ quanto emerge da una ricerca di Confartigianato Donne Impresa Emilia Romagna.

Portrait of an excited young business woman winning a trophy against white backgroundSi ringraziano tutte le imprenditrici associate a Confartigianato Imprese di Bologna e di Imola che hanno contribuito al buon esito dell’indagine compilando il questionario.

Siete state le più attive a livello regionale nel rispondere all’indagine e siete arrivate prime come numero di risposte  superando tutte le altre della Regione Emilia Romagna.

E’ la mancanza di tempo l’incognita maggiore con la quale deve fare i conti una donna che voglia fare l’imprenditrice in Emilia Romagna: è quanto emerge da una ricerca svolta da Confartigianato Donne Impresa, con il supporto ddonneimpresai Franco Rubbiani, che ha coinvolto 160 imprenditrici titolari o socie di imprese emiliano-romagnole mettendo in relazione il rapporto delle donne con il welfare. La maggior quantità di risposte alla ricerca “Ripartenze: c’è un tempo per ogni cosa ?” giunge dalle imprenditrici dell’area di Bologna classi di età 50/60 e 40/50 anni, ma sono state numerose le risposte anche da giovani imprenditrici di età inferiore ai 30 anni. Le aree d’indagine scelte per affrontare il tema del welfare sono state la cura della persona (cura di sé, cura degli altri), la sanità, l’educazione (istruzione e aggiornamento professionale), il benessere e l’impegno sociale. Il criterio di analisi individuato è stato il tempo attraverso una valutazione di quantità, frequenza e valore.

imprenditrice_lavoroCom’è facile supporre la maggior quantità di tempo di cura quotidiana dedicata agli altri riguarda i propri figli e i partner, mentre si sviluppano relazioni intense anche con nipoti e figli del partner, più in generale, delegando ad altri soggetti vicini, la cura di anziani assistiti e soggetti disabili. In questo ambito il 18% delle donne che hanno risposto ha contatti e si relaziona con assistenti sociali. Per quanto riguarda la cura personale, invece, per il 70% delle imprenditrici il tempo per sé è molto diminuito, riducendosi a meno di 30 minuti al giorno per il 45% delle risposte e a circa un’ora per il 42%.

Sul fronte salute oltre l’ottanta per cento delle imprenditrici (84%) utilizza insieme sanità pubblica e privata; l’offerta pubblica di servizi sanitari viene giudicata molto negativamente dal 32% delle risposte, mentre quella privata molto positiva dal 72%; con una spesa annua media compresa tra 500 e 1.000 euro.

In tema di istruzione oltre il 70% sceglie per i figli la scuola pubblica, che in circa il 5% delle risposte si abbina a corsi all’estero, mentre la scelta dell’esclusiva offerta privata si attesta intorno al 20%. Per quanto concerne l’approfondimento sull’aggiornamento professionale delle imprenditrici negli ultimi 12 mesi il 71% ha partecipato a percorsi formativi relativi allo specifico della propria attività lavorativa, ma soprattutto il 43% almeno 3 volte e il 20% almeno 2 volte, evidenziando una attenzione molto elevata alle proprie competenze lavorative.

In quanto alla ricerca del proprio benessere personale poco meno della metà (45%) delle donne imprenditrici svolge attività fisica stabile, utilizzando sia strutture pubbliche sia private. I luoghi sono soprattutto all’aperto per il 49% e in strutture pubbliche per il 45%. La frequenza è un paio di giorni alla settimana per il 54% e quotidianamente appena possibile per il 21%. Le pratiche più diffuse sono la corsa e le camminate (46%), la palestra (36%), il nuoto (21%) insieme anche alle terme, la bicicletta (19%), la fisioterapia (13%) e il ballo (10%).

Nonostante questa cronica mancanza di tempo c’è spazio anche per il sociale: ben il 65% delle donne imprenditrici si dedica al volontariato e ad altre attività di carattere sociale, per la maggioranza (57%) senza avere alcuna carica sociale in questa attività, che viene svolta principalmente nel territorio del proprio comune (74%). L’impegno sociale viene speso nel volontariato (29%), nell’attività di dirigente della propria associazione imprenditoriale (27%), nell’associazionismo sportivo (14%), nelle attività di carattere culturale (13%), in parrocchia o in centri caritativi a matrice religiosa (8%), in politica (7%).

“Non ci ha sorpreso scoprire che le donne imprenditrici coinvolte nella ricerca vivono una progressiva riduzione del tempo dedicato alla guida della propria impresa ed alla cura di sè, a favore di una quota sempre maggiore di tempo dedicato al welfare famigliare, con particolare riferimento a figli minori e nipoti, anziani assistiti e disabili”. Così Emanuela Bacchilega, Presidente di Donne Impresa di Confartigianato Emilia Romagna, commenta i risultati della ricerca “Come del resto non stupisce il progressivo ricorso a servizi privati legati al welfare, a fronte di una offerta pubblica non sufficiente a coprire bisogni sociali sempre più consistenti e personalizzati, una conseguenza dell’aumento dell’aspettativa di vita, della diminuzione della natalità e del fatto che i nuclei famigliari sono sempre più ridotti e in deficit di autonomia”.

“L’unica nota positiva che possiamo trarre da questo stato delle cose – commenta Marco Granelli, Presidente di Confartigianato Emilia Romagna – è l’apertura di uno spazio economico significativo per il welfare privato e per l’impresa sociale. Servono comunque nuove politiche di welfare che non deleghino alla risposta individuale delle singole imprenditrici il carico crescente di impegni per sostenere le famiglie”.