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13 dicembre 2015

CONFARTIGIANATO: NATALE 2015 VOLA L’EXPORT DEI DOLCI ARTIGIANALI TIPICI

L’EMILIA ROMAGNA E’ LA REGIONE ITALIANA CON LA MAGGIORE VOCAZIONE ALL’EXPORT

Francia, Germania e Regno Unito: sono questi i tre Paesi nei quali è maggiore la quota di export di prodotti della tradizione dolciaria Italiana legata al Natale, è quanto emerge da un’analisi di Confartigianato. Nell’ultimo anno, tra panettoni, pandoro, cioccolato e squisitezze made in Italy, sono volati nel mondo prodotti per un valore di 309,1 milioni di euro, con un aumento del 10,2% rispetto all’anno precedente.

Dall’inizio dell’anno i Francesi hanno comprato 75,1 milioni di euro di dolci natalizi (pari al 24,3% del nostro export di questo tipo di prodotti); in Germania sono stati esportati 53,8 milioni di pasticceria per le feste di fine anno (17,4% del totale esportato), mentre nel Regno Unito l’export di dolci di Natale italiani è pari a 34,3 milioni (11,1% del totale). La crescita maggiore si è però registrata negli Stati Uniti che hanno comprato il 45,5% di dolci in più rispetto al 2014, seguono la Germania con il 32,1% in più, l’Austria con il 22,2% e la Spagna con il 15,6%. Secondo il rapporto di Confartigianato l’aumento dell’export di specialità natalizie è in linea con il record storico di vendite all’estero di food made in Italy registrato nel 2015: ben 29,6 miliardi.

Un contributo fondamentale a questi numeri positivi arriva dall’Emilia Romagna che conta ben 378 specialità tradizionali, molte di queste Dop e Igp spiega il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli stiamo parlando di prodotti che sono un vanto per la nostra regione e sono il frutto del lavoro di tanti artigiani che mantengono alto il livello occupazionale”.

Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato a far crescere l’apprezzamento degli stranieri per i nostri prodotti è anche il numero di specialità alimentari italiane riconosciute e tutelate dall’Unione Europea con i marchi Dop, Igp e Stg. L’Italia è leader nell’Ue per quantità di prodotti difesi da questi marchi di qualità: ben 277, vale a dire un quinto (21,5%) del totale dei prodotti di qualità europei. I prodotti agroalimentari tradizionali, caratterizzati da metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidate nel tempo, censiti in Italia sono 4.881 e la sola Toscana ne conta quasi un decimo (9,4%) e precisamente 461, seguita dalla Campania con 457 (9,4%), dal Lazio con 393 (8,1%), dall’Emilia-Romagna con 378 (7,7%) e dal Veneto con 370 (7,6%). Rispetto allo scorso anno si contano 68 prodotti agroalimentari tradizionali in più.

Nella classifica delle regioni con il maggiore aumento di export alimentare la Toscana fa registrare il +18,4% nei primi sei mesi del 2015, Seguono Campania, con +14,8%, Veneto (+11,9%), Piemonte (+5,1%), Emilia-Romagna (+ 4,7%) e Lombardia (+1,%). A livello provinciale, record di crescita dell’export per Napoli (+36,1%), Bergamo (+26,1%), Firenze (+19,6%), Siena (+18,9%), Vicenza (+18,7%).

Non solo la produzione artigianale continua a mantenere alta la qualità ma tiene anche i prezzi sotto controllo, infatti ad ottobre 2015, a fronte di una crescita dei prezzi dei prodotti alimentari del 2%, quelli dei prodotti di pasticceria fresca crescono dell’1%, con una riduzione rispetto all’1,2% di ottobre 2014. I nostri artigiani– prosegue il Presidente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelli – fanno qualità, garantiscono posti di lavoro, diffondono il nome dell’Italia all’estero, sono una ricchezza da salvaguardare”.

C’è poi da registrare anche il ritorno alla crescita della spesa alimentare dopo 9 anni: il volume delle vendite del settore alimentare nei primi nove mesi del 2015 registra una crescita dello 0,5%, per la prima volta dal 2006. Stabile inoltre il numero delle imprese che compongono il settore dell’artigianato alimentare: al 30 settembre 2015 il settore è composto da 90.977 imprese e 159.753 addetti, una stabilità in controtendenza rispetto al calo dell’1,6% registrato dal totale artigianato. In crescita le imprese artigiane nel comparto di distillerie, birre e vini (+4,2%), nel lattiero-caseario (+1,8%), nella lavorazione e conservazione frutta e ortaggi e pesce (+1,1%), nel cacao, caffè, tè e spezie (+0,5%) e nei cibi da asporto (+0,4%).

Nel territorio la crescita maggiore in Veneto pari all’1,3%, seguita dalla Lombardia con l’1,1%, dalla Sicilia con lo 0,7% e dall’Emilia-Romagna con lo 0,2%. Tra le province maggiore dinamismo a Trapani con il 3,6%, Pisa e Prato entrambe con il 3,5%, Verona con il 3,2%, Milano con il 3,0%, Pavia con il 2,9%, Livorno e Rieti con il 2,8% e Vicenza con il 2,5%.

La più alta vocazione all’export alimentare la registriamo in Emilia-Romagna con esportazioni del settore pari al 3,61% del valore aggiunto regionale, seguita dal Veneto con il 3,55%, dal Piemonte con il 3,54%, dal Trentino-Alto Adige con il 3,51% e dalla Campania con il 2,94%. Tra le province al primo posto Cuneo con l’11,80% del valore aggiunto provinciale, seguito da Parma con il 10,26%, Verona con il 7,94%, Salerno con il 7,42%, Asti con il 6,85%, Modena con il 5,77%, Mantova con il 5,27%, Vercelli con il 4,97%, Novara con il 4,72% e Siena con il 4,57%.

L’analisi territoriale delle esportazioni del settore alimentare – focalizzata sul primo semestre del 2015 – evidenzia che nel complesso valgono 14,5 miliardi di euro, di cui il 76,2% è relativo ai soli prodotti alimentari e il rimanente 23,8% alle bevande. Nel dettaglio le esportazioni superano il miliardo di euro in cinque regioni che insieme rappresentano poco meno dei tre quarti (73,1%) del totale delle esportazioni del settore alimentare: si tratta di Lombardia con 2,6 miliardi (17,6% del totale Italia), Veneto con 2,4 miliardi (16,3%), Emilia-Romagna con 2,4 miliardi (16,2%), Piemonte con 2,0 miliardi (14,0%) e Campania con 1,3 miliardi (8,9%). Tra queste cinque principali regioni si rileva nel primo semestre del 2015 il maggiore dinamismo in Campania con una crescita dell’export del 14,8% rispetto allo stesso periodo del 2014; seguono Veneto con l’11,9%, Piemonte con il 5,1%, Emilia-Romagna con il 4,7% e Lombardia con l’1,0%.