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26 giugno 2012

BENI CONCESSI IN GODIMENTO AI SOCI – I CHIARIMENTI DELLA CIRCOLARE 24/E DEL 15/06/2012

Il Decreto Legge n. 138/2011 ha previsto che, qualora la società o l’impresa individuale conceda dei beni in godimento, rispettivamente, ai soci o ai familiari dell’imprenditore:
– la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo previsto per la detta concessione concorre alla formazione del reddito complessivo del socio o familiare quale reddito diverso ai sensi della nuova lettera h-ter) dell’art. 67, comma 1, del TUIR;
– i costi relativi ai beni concessi ai soci o ai familiari per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento "non sono in ogni caso ammessi in deduzione dal reddito imponibile della società";
– l’impresa concedente, ovvero il socio o il familiare dell’imprenditore devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai beni concessi in godimento, al fine di garantire l’attività di controllo;
– l’Agenzia delle Entrate procede a controllare sistematicamente la posizione delle persone fisiche che hanno utilizzato i beni concessi in godimento.

Per i beni concessi in godimento nei periodi d’imposta precedenti al 2012 per i quali il godimento permane nel periodo d’imposta in corso al 17 settembre 2011, la comunicazione in parola doveva essere presentata entro il 2 aprile 2012. Tuttavia, tenuto conto delle particolari difficoltà di attuazione della norma e dell’assoluta novità dell’obbligo, l’Agenzia delle Entrate (con successivo provvedimento direttoriale del 13 marzo 2012) ha prorogato al 15 ottobre 2012, il termine ultimo per la trasmissione della suddetta comunicazione, contenente i dati relativi ai beni d’impresa concessi in godimento ai soci o familiari nel periodo d’imposta anno 2011.
Resta, invece, confermata la scadenza ordinaria del 31 marzo dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta in cui i beni sono concessi in godimento. Quindi, la comunicazione relativa al 2012 dovrà essere trasmessa entro il 1° aprile 2013, cadendo il 31 di domenica.

Le disposizioni della norma in esame si rendono applicabili sia ai soggetti concedenti i beni che agli utilizzatori degli stessi.

Soggetti concedenti i beni sono:

– Imprenditore individuale;
– Società di persone (s.n.c. ,s.a.s.);
– Società di capitali (s.p.a., s.r.l., s.a.p.a.);
– Società cooperative;
– Le stabili organizzazioni di società non residenti;
– Gli enti privati di tipo associativo, limitatamente ai beni relativi alla sfera commerciale.

Le disposizioni in esame non trovano, invece, applicazione in particolare modo per le società semplici e i lavoratori autonomi.

Gli utilizzatori, che rientrano nell’ambito applicativo della norma, sono tutti quei soggetti che beneficiano dei beni relativi all’impresa nella propria sfera privata. Più precisamente, sono interessati dalla disposizione in commento:
– i soci, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, di società e di enti privati di tipo associativo residenti che svolgono attività commerciale;
– i familiari, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, dell’imprenditore individuale residente nel territorio dello Stato;
– il soggetto residente e non residente che nella sfera privata utilizza in godimento i beni della sua impresa commerciale residente nel territorio dello Stato;
– i familiari, residenti o non residenti nel territorio dello Stato, dei soci di società e di enti privati di tipo associativo residenti che svolgono attività commerciale.

Preme evidenziare che viene ricompreso nell’ambito degli utilizzatori anche l’imprenditore individuale che utilizza i beni della sua impresa per fini privati. Lo stesso deve quindi corrispondere a sé stesso un corrispettivo almeno pari al valore normale del bene se non vuole incorrere nell’indeducibilità dei costi relativi. A tal riguardo si auspicano ulteriori e più precisi chiarimenti da parte dell’Agenzia.

Circa l’ambito oggettivo della comunicazione che qui ci riguarda, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che:
– i beni oggetto della disciplina sono quelli strumentali, i beni merce e gli immobili patrimonio;
per l’imprenditore individuale, si considerano quelli di cui all’art. 65 del TUIR ovvero, i beni indicati nell’inventario;
per le società (sia di persone che di capitali) tutti i beni appartenenti alle stesse.

I suddetti beni devono essere di proprietà dell’impresa ovvero, posseduti per effetto di un diritto reale di godimento (uso o usufrutto, ecc..), ma, anche, detenuti in virtù di un contratto di locazione (anche finanziaria), di noleggio ovvero, ricevuti in comodato.

Vale la pena ricordare che, i beni interessati dalle disposizioni in esame, sono stati classificati in sei categorie :
– autovetture;
– altri veicoli ( inclusi gli autocarri);
– unità da diporto;
– aeromobili;
– immobili;
– altri.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sono esclusi dalla normativa dei beni in godimento tutti i beni (diversi dai veicoli, dalle unità da diporto, dagli aeromobili, dagli immobili) di valore non superiore ad Euro 3.000,00 al netto dell’IVA. Vale a dire che, se un bene aziendale di valore inferiore o uguale ad Euro 3.000 viene concesso in uso gratuito ad un socio, non si realizza alcuna conseguenza reddituale né in capo al socio né in capo alla società.

REDDITO IMPONIBILE IN CAPO AL SOCIO:
Abbiamo già detto che si realizza reddito diverso per il socio, qualora lo stesso utilizzi il bene "non inerente" a un corrispettivo inferiore al valore normale del diritto di godimento. Per valore di mercato deve intendersi il prezzo normalmente applicato dal libero “mercato” (ad esempio il prezzo normalmente applicato dai fornitori) per l’utilizzo di quello specifico bene.
Per esigenze di certezza e di documentabilità, al fine di verificare gli accordi previsti dalle parti per la concessione in godimento del bene relativo all’impresa, l’Agenzia delle Entrate richiede, espressamente, che il corrispettivo annuo e le altre condizioni contrattuali debbano risultare da apposita certificazione scritta di data certa, antecedente alla data di inizio dell’utilizzazione del bene.
In ogni caso, per gli utilizzi attualmente in corso, questa condizione si ritiene comunque assolta se l’atto con data certa viene redatto entro un ragionevole lasso temporale dalla emanazione della circolare.
La norma, inoltre, si applica sia nel caso in cui il bene venga concesso in godimento per l’intero anno, sia quando venga concesso in godimento solo per una frazione d’anno. In tal caso, ovviamente, se il valore normale è ricavabile per annualità, il reddito diverso sarà calcolato rapportando la differenza fra tale valore e il corrispettivo pattuito o pagato al periodo di godimento, cioè rapportandolo ai mesi per i quali si è protratto il godimento del bene. Quanto appena evidenziato vale sia in presenza che in assenza di corrispettivo pattuito.

IMPORTANTE:

L’Agenzia delle Entrate esclude la tassazione in capo al socio qualora quest’ultimo utilizzi il bene quale dipendente ovvero quale lavoratore autonomo, trovando in tal caso applicazione le regole contenute negli articoli 51 e 54 del TUIR. Infatti il dipendente della società ma anche il socio amministratore sono, in caso di utilizzi di beni aziendali, già soggetti a tassazione in termini di fringe benefit.

COSTI INDEDUCIBILI IN CAPO ALLA SOCIETA’:
In capo all’impresa concedente tutti i costi relativi ai beni concessi in godimento andranno recuperati a tassazione.
In particolare, l’Agenzia ha precisato che sono costi indeducibili :
– i costi sostenuti per l’acquisto dei beni concessi in godimento (ammortamento o canoni di locazione);
– le altre spese e componenti negativi di reddito quali, ad esempio:
a)spese di manutenzione straordinaria e ordinaria;
b)spese di gestione;
c)spese relative al bene concesso al socio.

E’ stato, inoltre, precisato che, ai fini della determinazione dei suddetti costi indeducibili, è necessario tener conto anche della durata del periodo per il quale il bene stesso è dato in godimento. Ne consegue che:
– il costo indeducibile dovrà essere rapportato al periodo di godimento;
– i costi specificamente imputabili al bene nel periodo di utilizzo dello stesso restano interamente indeducibili (ad esempio le spese di carburante per l’utilizzo dell’autovettura);
– le limitazioni alla deducibilità delle quote di ammortamento relative ai beni in godimento, comportano che gli stessi devono considerarsi relativi all’impresa nella corrispondente limitata misura;
– anche le eventuali plusvalenze e minusvalenze patrimoniali derivanti dalla cessione a terzi rilevano ai fini fiscali allo stesso modo.

Puntualizzazione per i soci delle Società trasparenti:
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, nel caso in cui il bene venga concesso in godimento ai soci o loro familiari da una società di persone oppure da una società a responsabilità limitata che abbia optato per il regime di trasparenza fiscale ai sensi dell’art. 116 del TUIR, il maggior reddito della società derivante dall’indeducibilità dei costi andrà imputato esclusivamente ai soci utilizzatori (anche nell’ipotesi in cui il bene sia utilizzato dai loro familiari).
In altri termini, le società di persone e quelle di capitali trasparenti imputano il maggior reddito derivante dai costi indeducibili esclusivamente ai soci utilizzatori. In questo modo si evita la penalizzazione degli altri soci, sebbene si finisca per duplicare in qualche modo la tassazione del beneficiario. Non è prevista, infatti, per i soci utilizzatori, la possibilità di dedurre il maggior reddito (imputato per trasparenza) dal reddito diverso ex art. 67, comma 1, lettera h- ter (differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo pattuito).

Beni a deducibilità limitata:
Infine un importante chiarimento è stato dato con riferimento ai beni a deducibilità limitata, per i quali l’Agenzia delle Entrate ha specificato che non trova applicazione l’indeducibilità totale dei costi.
Con riguardo a tali beni, ad esempio le autovetture la cui deducibilità è disciplinata dall’art. 164 del TUIR , in capo all’utilizzatore, in mancanza di corrispettivo o di corrispettivo inferiore al valore normale, si configura comunque un reddito diverso.


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