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31 ottobre 2015

ASSEMBLEA CONGRESSUALE CONFARTIGIANATO: LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE MARCO GRANELLI

L’Assemblea Congressuale di Confartigianato Emilia Romagna, nel corso della quale sono stati rinnovati gli organi direttivi venerdì 30 ottobre, è l’occasione per fare il punto sull’andamento del settore nella nostra Regione e per mettere sul tavolo le politiche necessarie per sostenere un settore ancora in forte difficoltà.

Il contesto della situazione economica generale del nostro Paese e della nostra Regione – spiega il Presidente uscente di Confartigianato Emilia Romagna Marco Granelliha inciso pesantemente sulla realtà delle piccole-medie imprese e dell’artigianato in particolare. I sette anni di recessione che abbiamo alle spalle hanno visto la nostra categoria affrontare difficoltà crescenti con riflessi negativi, per molte imprese, a restare sul mercato causa il calo degli ordini e del fatturato legati alla contrazione della domanda interna e alla quota ancora debole di propensione all’export. Il quadro generale si è poi aggravato, specie nel manifatturiero, per le numerose imprese di sub-fornitura colpite dalla crisi di medio grandi aziende, per le difficoltà di accesso al credito, per i costi dell’energia, la pressione fiscale, i tempi di pagamento e la burocrazia. Anche se la recessione ha arrestato la caduta e ci sono concreti, seppur timidi, segnali di ripresa occorrerà tempo e politiche economiche adeguate per recuperare il tanto che si è perso per il nostro settore”.

Dal 2007 (148.468 imprese artigiane in Emilia-Romagna) al 30 giugno 2015 (132.829 imprese) abbiamo perso ben 15.639 imprese, con un calo del 10,5% anche se fortemente sperequato a livello territoriale (si va dal -6,2% di Bologna e -9,2% di Piacenza al -11,8% di Modena al -12% di Forlì-Cesena, al -13,2% di Reggio Emilia, fino al -16,7% di Parma). Nell’ultimo triennio, a livello settoriale, le variazioni più negative le registriamo nelle costruzioni (-1016 imprese) nelle attività manifatturiere (-376) nei trasporti (-216) e nelle attività di servizio (-73). Ancora più pesanti i riflessi sull’occupazione nelle imprese artigiane, se pensiamo che dal 2008 al 2013 registriamo un calo di 34.000 dipendenti (-21,45%) con punte del -46,1% nell’edilizia, del 32,4% nella ceramica, del 31% legno-arredamento, del 30,2% tessile abbigliamento e del 23% nella meccanica.

In questo quadro – prosegue Marco Granelli l’accesso al credito per l’artigianato e le piccole imprese ha accentuato criticità storiche anche per l’applicazione di nuove normative sulla vigilanza bancaria (Basilea3) e per il deterioramento della qualità dei finanziamenti con livelli record di insolvenze. Negli ultimi cinque anni c’è stato un duro restringimento nell’erogazione del credito al sistema delle piccole imprese anche in Emilia-Romagna, con un’emergenza più significativa nel comparto artigiano se si pensa che su un totale di 102 miliardi di euro erogati all’insieme del registro ditte (415.000 attive) solo 5,5 miliardi sono andati all’artigianato che rappresenta pur sempre il 30% del sistema imprese regionale il 13% del PIL e quasi il 20% dell’export”.

Si è accentuata inoltre la sperequazione nell’erogazione del credito perché alle imprese con più di 20 dipendenti (5% del totale) va ben l’81% dei finanziamenti, mentre a quelle con meno di 20 dipendenti (95% del totale) va solo il 19% del credito. Un vero tracollo si registra infine nella nostra Regione per il credito agevolato all’artigianato; in dieci anni siamo passati dal 17,6% al 3,2%, mentre il credito agevolato totale è calato solo dal 9,5% al 7,9%. Ciò evidenzia la quasi scomparsa di incentivi regionali per agevolare l’accesso al credito delle imprese artigiane, specie dopo la scomparsa di Artigiancassa e il mancato rifinanziamento di provvedimenti dedicati al nostro settore come la legge regionale 1 e 3.

Queste constatazioni, basate su dati Banca Italia, dimostrano – prosegue Granelli sul tema del credito – che il mercato del credito da solo non funziona più e deve essere orientato e sostenuto da azioni concrete di politica economica a tutti i livelli di competenza e responsabilità. Tra queste in primo luogo rientra l’obiettivo di rilanciare una efficace politica pubblica della Garanzia per facilitare l’accesso al credito delle Pmi, costruendo una forte integrazione tra Fondi pubblici (in primis il Fondo Centrale di Garanzia) e il sistema dei Confidi, valorizzandone i fattori distintivi della mutualità e sussidiarietà”.

Anche in questo caso sono i dati a confermare le nostre critiche: nel 2010 il sistema Confidi in Italia aveva garantito 20,7 miliardi di euro di finanziamenti alle imprese, mentre il Fondo Centrale 3,2 miliardi per un totale di 23,9 miliardi. Nel 2014 la garanzia dei Confidi è scesa a 13,5 miliardi, mentre quello del Fondo Centrale è aumentata a 8,4 miliardi, per un totale però di 21,9 miliardi: cioè 2 miliardi in meno di cinque anni prima, dimostrando chiaramente che l’attività del Fondo Centrale di garanzia non è aggiuntiva a quella dei Confidi bensì sostitutiva a vantaggio delle banche e in molti casi di imprese che non avrebbero bisogno di una garanzia pubblica. “Anche per questo abbiamo reiterato la richiesta alla nostra Regione di applicare la Legge Bassanini per limitare l’intervento del Fondo Centrale alla sola Controgaranzia dei Confidi almeno per finanziamenti alle imprese fino a 200.000 euro. Questa delibera (che non costa niente al Bilancio della Regione) è stata recentemente adottata da alcune Regioni (Abruzzo, Marche, Friuli) oltre ad altre che da tempo la applicano come Toscana e Lazio. Lo Stato deve sbloccare le risorse previste nella finanziaria 2014 a favore della capitalizzazione dei Confidi (230 milioni di euro) mentre a livello della nostra Regione occorre attivare almeno 30 milioni annui per il prossimo triennio a sostegno dei Confidi, sostenendo anche eventuali processi di aggregazione intersettoriale”.

Per sostenere le politiche di sviluppo del settore artigiano e delle Pmi in generale, determinante sarà la nuova programmazione dei Fondi Comunitari 2014-2020 che vede assegnata alla nostra Regione 2,5 miliardi di euro. In particolare il FESRE (Fondo Europeo Sviluppo Regionale) con una dotazione di 481 milioni di euro può essere strumento importante per sostenere politiche di ripresa economica e sviluppo a condizione che le risorse siano impiegate con efficacia, tempestività e adeguatezza alla realtà delle imprese minori; cosa che purtroppo non è avvenuta nella precedente programmazione.

Il recente Patto per lo Sviluppo siglato con il presidente della Regione Stefano Bonacini contiene ottime idee, ma per realizzarle servono risorse. La Regione ha da tempo competenza primaria sulla legislazione per l’artigianato, ma negli ultimi anni ha ridotto drasticamente gli investimenti su queste politiche, abbiamo aperto un serrato confronto con l’assessore Palma Costi volto a migliorare la legislazione per adeguarla alle nuove necessità della nostra categoria. E’ assolutamente indispensabile rivedere finalità, obiettivi e strumenti della nostra Legge regionale, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro artigiano nelle sue diverse espressioni: dal manifatturiero, all’artistico-tradizionale, ai servizi. Occorre che gli incentivi per sostenere le imprese esistenti e favorire la nascita di nuove, siano a misura di piccole dimensioni; ciò vale per ricerca-innovazione, per investimenti in nuove tecnologie, per gli incubatori, per le reti d’impresa e per il microcredito. Un punto importante resta quello del raccordo tra formazione professionale, ricerca e lavoro artigiano, in collaborazione con scuola e centri per l’innovazione, con l’obiettivo di valorizzare i prodotti di qualità, tipici del Made in Italy, tenendo conto così anche delle positive esperienze fatte con Expo. Su queste tematiche la recente legge manifattura 4.0 della Lombardia può essere un esempio su cui confrontarsi per un aggiornamento anche della nostra legislazione regionale per l’artigianato”.