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13 agosto 2015

MURATORI: MISSIONE RINNOVAMENTO

Di seguito l’articolo pubblicato nella sezione Speciale Confartigianato de Il Resto del Carlino del 12 agosto 2015.

Gianluca Muratori è stato riconfermato il 5 giugno scorso Presidente della Confartigianato Imprese di Bologna e di Imola, una realtà radicata sul territorio da oltre sessant’anni che, con diciassette sedi su tutta l’area metropolitana rappresenta oltre 5.000 soci.

Presidente è da poco iniziato il suo nuovo mandato …

L’impegno che ho preso, con il gruppo dirigente e con tutti i soci, è quello di accompagnare, in questa complessa fase di transizione, l’associazione verso il rinnovamento.

Sento, dunque, su di me la responsabilità di un nuovo cammino perché ho piena consapevolezza che in tempi di cambiamenti radicali, le associazioni devono rinnovarsi. Per questo ho avuto qualche esitazione nell’accettare questo incarico.

Ma l’entusiasmo e l’affetto che ho sentito inFoto_Muratoritorno a me, nei momenti più difficili che abbiamo attraversato in questi anni, mi ha convinto che vale la pena mettersi ancora a disposizione. Una disponibilità, ripeto, eccezionale e a tempo perché voglio favorire e non ostacolare il rinnovamento dell’Associazione. E questo è un obiettivo che vale per tutti i livelli e per tutti i ruoli dirigenziali di Confartigianato. Non si può rimanere 30/40 anni nello stesso ruolo. Persino nella Chiesa ci sono limiti temporali invalicabili! Il rischio, anche per i più autorevoli, è quello di identificare l’associazione con una persona. E questo non va bene mai.

Vuole fare il Renzi di Confartigianato?

No, nessuna velleità di questo tipo, anzi penso che noi come associazione dobbiamo fuggire dalla suggestione di sentirsi dei piccoli Renzi. Comunque la si pensi è meglio l‘originale: diffidare delle imitazioni. Semplicemente sottolineo che il ricambio è l’unico antidoto all’autoreferenzialità.

Cosa significa fare Associazione oggi?

Significa essere al fianco dell’imprenditore in senso reale, ascoltando ed interpretando bisogni e domande individuali degli associati per trasformarle in proposte collettive.

Le aziende faticano, le tasse aumentano, cosa chiede Confartigianato alle istituzioni?

Essere artigiano ed imprenditore è un atto di eroismo oggi perché, diciamolo pure, ci vuole molto coraggio e tanta passione per avviare e gestire un’impresa in Italia, soprattutto se ci si confronta con il sistema Europa.

L’artigiano italiano deve fare i conti con un grande fardello di balzelli e burocrazia, cioè costi e tempi che si dilatano, rispetto ai colleghi europei, tutto ciò rende molto difficoltoso l’essere competitivi. E’ necessario che queste disparità vengano eliminate, che sia data la stessa identica opportunità a tutti!
Innanzitutto, quindi, bisogna partire dalla tassazione che deve calare con progressione certa.

Qualche esempio concreto?

L’introduzione dell’IMU, della TASI e della nuova imposta sui rifiuti, hanno sottoposto le aziende ad una ingiustificata impennata della tassazione sugli immobili produttivi. E la domanda che si pone è: come si possono equiparare capannoni, negozi e laboratori che servono per creare sviluppo, reddito per il Paese e posti di lavoro, alle case di lusso?

Inoltre, lo split payment ed il reverse charge, sono provvedimenti in contrasto col nuovo corso annnunciato della riforma fiscale e, allo scopo di colpire gli evasori, aggravano invece di ulteriori costi mettendo in difficoltà le aziende più deboli.

Il 26 giugno il Governo ha varato la riforma fiscale che ora è all’esame del Parlamento, Confartigianato cosa dice?

Confartigianato ha chiesto di eliminare due misure che non abbiamo gradito: mi riferisco innanzitutto alla cosiddetta “tassa sul bancomat”. Nasce con una finalità positiva ma crea in realtà ulteriori complicazioni burocratiche per l’impenditore a cui viene scaricato il cosiddetto “onere della prova”. In caso di controllo del Fisco, questi deve motivare la destinazione o il beneficiario di somme prelevate dai conti correnti aziendali, pena una sanzione che può variare dal 10% al 50% della somma stessa.

Inoltre, è rispuntato ora nella delega fiscale l’anatocismo, vale a dire l’imposizione di interessi di mora sugli interessi e sulle sanzioni già applicate per tasse non pagate. Era stato eliminato nel 2011 e noi siamo a fianco degli imprenditori nel sostenere che è un accanimento inspiegabile che può avere come unica vera motivazione quella di rastrellare risorse per le casse dell’Erario.

L’Associazione è certamente un osservatorio privilegiato sul sistema economico, qualche notizia positiva per il prossimo futuro?

Vorremmo poter manifestare un prudente ottimismo ma, riteniamo che i tempi non siano ancora maturi in tal senso e, seppur qualche barlume di miglioramento si è registrato, la situazione della nostra economia e delle nostre imprese pare ancora estremamente difficile.

E’ vero, l’Italia rispetto ad un anno fa ha fatto qualche primo timido ed incerto passo avanti e le previsioni di crescita per il 2015 del DEF aprono ad una tiepida speranza, ma siamo ancora lungi dall’entusiasmo.

Confidiamo, inoltre, che Renzi dia seguito alla dichiarazione di tagliare 50 miliardi di tasse in cinque anni, questa potrebbe essere una boccata di ossigeno. Anche se è doveroso ricordare che la crescita del PIL italiano è inferiore se comparata con le altre maggiori economie avanzate; che la domanda interna fatica a ripartire; che la competitività del nostro sistema produttivo è ancora piuttosto bassa; che, in aggiunta a tutto questo, anche il dato relativo alla disoccupazione è ancora molto elevato e preoccupante nonostante le manovre del Governo.

Il credito, quindi rimane una nota dolente per le aziende?

La politica attuata dalla Banca Centrale Europea non ha ancora migliorato le condizioni di credito ed i flussi riservati alle imprese.

Si aggiunga che, da una recente indagine di Confartigianato risulta, ahimè, come, negli ultimi quattro anni i finanziamenti erogati dalle banche agli imprenditori siano diminuiti del 10,6 %. Parliamo, cioè, di un calo complessivo di ben 105,9 miliardi!
E, neanche a dirlo, a farne maggiormente le spese sono le aziende di dimensioni minori – fino a venti dipendenti – che hanno registrato una diminuzione dei prestiti più elevata rispetto alla media delle imprese italiane.

Direi proprio che, al momento, le dichiarazioni di ottimismo delle nostre banche non hanno riscontro nei fatti. Meno prestiti e a tassi più elevati, così si rischia di compromettere sempre di più la capacità di investimento delle nostre aziende, le banche hanno un ruolo fondamentale nell’agevolare la ripresa ma devono incominciare a credere di più nelle nostre imprese!

Muratori, parliamo di Europa…

E’ fondamentale che anche l’Unione Europea faccia la sua parte con misure che siano finalmente, dopo tante parole, orientate allo sviluppo e alla crescita. Se continua ad imporre rigore, incurante degli effetti depressivi che esso comporta sull’economia, se persiste nel non adottare politiche coerenti che stimolino la crescita della domanda interna, l’Europa rischia di essere percepita solamente come un’arcigna sovrastruttura sempre più lontana dai bisogni dei popoli.

Una riflessione sul nostro territorio?

Mi preme particolarmente sottolineare l’importanza della valorizzazione del territorio per sostenere le iniziative imprenditoriali delle aziende che credono ed investono localmente realizzando occupazione stabile. Impresa e lavoro, sapere e saper fare, devono essere al centro dell’impegno della legislatura regionale e del sistema economico.

La nuova Area Metropolitana ha bisogno di infrastrutture innovative, il dibattito Presidente è sempre acceso su questo argomento

Dobbiamo dare compimento ad opere ormai irrimandabili che rispondono alla necessità di un collegamento rapido fra la stazione e l’aeroporto e non solo, ad una riqualificazione del nodo autostradale coerentemente con il ruolo che la Città avrà nella Regione, al completamento di un servizio ferroviario metropolitano moderno ed efficiente.

Non si può più, al di là di ogni legittima opinione e aspettativa, discutere dieci, venti anni di opere e poi non realizzarle mai. La discussione è sacra, gli approfondimenti doverosi ma poi c’è un tempo del fare, pena il deperimento del territorio e la credibilità delle istituzioni.

In questo senso mi preme rilevare l’ottimo lavoro fatto dalla Camera di Commercio, prima in Italia ad avere finanziato i Confidi, e che ha avuto il coraggio e la lungimiranza di quotare in Borsa l’aeroporto di Bologna facendone un decisivo vettore di sviluppo del territorio.

Comunque, recentemente, diverse realtà aziendali di livello internazionale hanno scelto di investire nell’area bolognese

Da Associazione fortemente legata al territorio, ma non certo localistica, guardiamo con piacere e con speranza ai nuovi insediamenti produttivi, all’attrazione di grandi imprese internazionali perché sappiamo bene che esse valorizzano l’insieme del territorio, ma ci piacerebbe che la stessa attenzione, fosse dedicata a chi dal territorio non si è mai mosso e che sul territorio ha il proprio radicamento operativo e professionale. Alle piccole imprese che fanno occupazione, certo non a colpi di cento o duecento assunzioni, ma che uno ad uno hanno creato 120.000 posti di lavoro.

Ben vengano Philip Morris, Lamborghini, Audi, ben vengano gli Emirati Arabi ma, ripeto, si abbia chiaro che l’attrazione del territorio, la cultura del lavoro, risiede anche nel valore artigiano che il territorio esprime.
Non è un problema nostro e solo nostro ma del territorio e delle istituzioni preservare il patrimonio straordinario delle piccole imprese creando tutte le condizioni per il suo sviluppo.

Piccolo forse non è sempre bello – dobbiamo agevolare le nostre imprese nel fare rete – ma può essere creativo, efficace e duraturo. Questo è in fondo l’essere associazione: unire le attese e le speranze dei singoli trasformandole in destino collettivo. Ecco il senso della nostra Confartigianato!